La camera picta

La camera picta

Sacco in val Gerola, laterale della Valtellina, ebbe particolare importanza in passato in quanto posto su un’importante via commerciale che collegava il Ducato di Milano con la Repubblica Veneta attraverso il passo di San Marco. In un edificio rurale, utilizzato fino agli anni Ottanta del XX secolo come fienile, si conserva una camera picta, interamente affrescata nel 1464 da due pittori, Battista e Simone.

esterno della casa

Il Trivultus

Il trivultus sulla facciata

Posto all’esterno, sopra l’ingresso alla stanza, si trova un affresco raffigurante la Trinità in forma di Trivultus. È un tentativo di raffigurare un importante dogma delle chiese cristiane: l’unicità di Dio in tre distinte persone (Padre, Figlio e Spirito Santo). La raffigurazione del Trivultus fu vietata dal Concilio di Trento (1545-1563), ma rimase anche successivamente in ambito popolare.

Il cartiglio

Scritta benaugurante nel cartiglio

All’esterno un cartiglio srotolato da due mani circonda la porta d'ingresso. Contiene scritte beneauguranti: “[in n] omine tuo Christe benedictus sit lochus iste” (Sia benedetto questo luogo nel nome tuo, Cristo) e “sit pax intranti sit in tua gratia quam moranti” (pace a chi entra e sia pace a chi qui dimora nella tua grazia ).

La Pietà

La Pietà con Santi e donatore

Sulla parete a destra dell’ingresso è dipinta la Pietà, cioè l’immagine della Madonna che tiene in grembo Cristo morto, deposto dalla Croce. Accanto siede san Giovanni, il discepolo prediletto. Sulla croce sono disposti alcuni strumenti della Passione: i flagelli, la spugna imbevuta di aceto, la lancia che ferì il costato di Cristo crocefisso.

Sant' Antonio abate

Sant’Antonio abate, protettore del bestiame, è raffigurato secondo l’iconografia dell’Ordine Ospedaliero degli Antoniani: l’anziano santo incede scuotendo un campanello (come facevano gli Antoniani), in compagnia di un maiale (animale dal quale essi ricavavano il grasso per preparare emollienti da spalmare sulle piaghe). Il bastone da pellegrino termina con una croce a forma di tau che gli Antoniani portavano cucita sul loro abito (thauma in greco antico significa stupore, meraviglia di fronte al prodigio).

Il committente

Il committente in preghiera

Sulla destra della Pietà il committente è raffigurato inginocchiato. È di dimensioni inferiori rispetto alle altre figure per sottolineare la minore importanza rispetto alla divinità. Probabilmente faceva parte di una famiglia di notai del luogo, gli Zugnoni.

Il committente indossa vesti comuni verso la metà del Quattrocento, proprie di un ceto abbiente ma non nobile. Sul berretto rosso è infilato un bigliettino bianco: era al tempo un modo diffuso per conservare appunti o annotazioni.

Firma e data

firma dei frescanti

L’affresco della Pietà è firmato e datato: “E[go] batestinus et simon pinxerunt die 18 madij 1464”, ma non si conosce altro sui due autori. Probabilmente i due pittori si divisero i compiti: Battista si occupò delle figure, Simone dei fiori e delle parti decorative. Non si sa nulla di certo sulla loro provenienza: probabilmente Battista era lombardo, Simone veneto.

L'arciere

L'arciere con l'arco incoccato

L’arciere tende un arco rivolto verso la porta d’ingresso: non ha però la freccia. La sua immagine è un invito a entrare nella sala e nel mondo simbolico rappresentato dai fiori che decorano gran parte della stanza.

I fiori

i fiori nella camera picta

I grandi fiori, che non appartengono a specie reali, sono accompagnati da cartigli con iscrizioni in latino e in volgare. Sono diversi tra loro e indicano diversi gradi di maturazione. Rappresentano simbolicamente il percorso che bisogna effettuare per migliorarsi e giungere alla perfezione, secondo le teorie alchemiche, molto seguite al tempo. La stanza serviva probabilmente come luogo di incontro di alchimisti.

Scritte e motti

Parte integrante del ciclo dipinto sono le numerose scritte, motti e citazioni che compaiono nei cartigli che avvolgono i grandi fiori, o che sono tracciate liberamente sulle superfici della stanza. Sono sia in latino sia in volgare e hanno carattere moraleggiante, indicante precetti per condurre una vita onesta, comportarsi cristianamente e con rettitudine.
Quelle in volgare, in particolare, contengono consigli espressi in tono colloquiale e familiare, come “Per troppa fede talora se pericula, nota ciò che te digo” oppure “L’avisamento pus (dopo) el fato, niente vale”, e altri ancora dello stesso tenore.

L'Uomo Selvatico

fiore e Uomo selvatico

L’Uomo Selvatico segue l’iconografia tipica del Quattrocento: tutto peloso tranne viso, mani, piedi, ginocchia e gomiti. La frase che lo accompagna “E[go] sonto un homo salvade/go per natura chi me offende/ge fo pagura”, indica come le sue intenzioni non siano aggressive ma difensive. Sorveglia l’ingresso alla stanza, a protezione della soglia.