L’Uomo Selvatico nell’Arco Alpino

L’Uomo Selvatico nell’Arco Alpino
In questa sezione sono raccolte le principali rappresentazioni dell’Uomo Selvatico nell’arco alpino dal Veneto al Piemonte. A partire dal Duecento ma soprattutto tra Quattro- e Cinquecento, statue lignee o lapidee e affreschi lo raffigurano sulle facciate dei palazzi, all’interno di castelli e abitazioni di prestigio. In alcuni casi è utilizzato come insegna di locande, spesso chiamate “All’Uomo Selvatico”. Compare anche su oggetti d’uso comune, come formelle da stufa, vetri, cassettine e suppellettili di vario tipo, che non è qui possibile documentare.
Uomo Selvatico con disco solare (el vecio pien de peo)

Venezia Ca’ Bembo-Boldù
statua lapidea XVI secolo
Si trova entro una nicchia rinascimentale sulla facciata esterna di palazzo Bembo-Boldù e rappresenta l’Uomo Selvatico in un’iconografia non comune: regge con entrambe le mani un grande disco solare; al di sotto si trovano tre teste: quella centrale, baffuta e barbuta, sembra raffigurare anch’essa un Uomo Selvatico, le altre due hanno fattezze umane.
Pur non essendo del tutto chiaro il significato della raffigurazione, è messa in relazione con gli interessi alchemici del padrone di casa e committente, Gianmatteo Bembo.
Uomo Selvatico

Venezia, San Trovaso
rilievo lapideo XV secolo
Posto sulla facciata di un edificio accanto alla chiesa di San Trovaso, impugna la clava e ha l’indice puntato verso l’alto.
Incontro tra un cavaliere e l’Uomo Selvatico

Feltre (BL), Palazzo de Mezan
affresco 1520 ca.
Non è possibile identificare l’episodio rappresentato, ma l’immagine raffigurata è peculiare per l’Uomo Selvatico che dalla selva, sua abitazione, va incontro al cavaliere con intenzioni sicuramente benevole.
Uomo Selvatico

Feltre (BL), Castel Lusa
affresco staccato XVI secolo
L’immagine, molto ritoccata in fase di restauro, riprende quella di Sacco. In origine si trovava in un edificio al confine tra la Lombardia e il Trentino, da cui fu staccata e portata a Feltre.
Uomo e Donna Selvatici

San Michele all’Adige (TN), Ex locanda all’Aquila Rossa
affresco 1470 ca.
La coppia, dipinta sulla facciata meridionale della locanda, documentata già dal '400, è accompagnata da due cartigli con scritte in italiano e tedesco. Il monito elargito dal maschio si può così tradurre “non dire a nessuno chi è, così nessuno ti dirà chi sei”, quello femminile “ascolta assai e parla poco”. Sono consigli rivolti ai viaggiatori che si apprestavano a fermarsi alla locanda, posta lungo la via Imperiale che collegava l’Italia alla Germania.
Sono parte di un’articolata insegna dipinta che pubblicizzava i servizi offerti nell’edificio, probabilmente opera della bottega di Bartolomeo Sacchetto, artista veronese attivo in Trentino.
L’Uomo Selvatico indica a Ivano la strada per la fontana magica

Rodengo (BZ), Castel Rodengo
affresco 1215-1220 ca.
Nel castello, posto all’imbocco della val Pusteria, si conserva un ciclo affrescato con le avventurose storie di Ivano, tratte dall’Ywein, romanzo in tedesco di Hartmann von der Aue, a sua volta ispirato all’Yvain, le Chevalier du Lion, composto in francese da Chrétien de Troyes intorno al 1170-1180, poema cavalleresco del ciclo bretone.
In una delle scene iniziali Ivano, a cavallo, si è inoltrato nel folto della foresta dove incontra un mostruoso Uomo Selvatico, che però lo aiuta, indicandogli la strada per raggiungere la fontana magica, capace di suscitare tempeste.
La decorazione dipinta riprende puntualmente la descrizione del Selvatico presente nel romanzo cavalleresco. Il frescante all’opera è un raffinato artista della corte del principe vescovo di Bressanone Corrado di Rodank.
Uomo selvatico con tre teste

Bressanone (BZ), Incrocio tra i portici maggiori e i portici minori
statua lignea, XVI secolo (?)
La collocazione della statua in origine colorata in verde, visibile da lontano e da diverse direzioni, e le dimensioni imponenti (2,70 m ca.), fanno ritenere valida l’ipotesi che si trattasse dell’insegna di una locanda, e in effetti in quella zona è documentata, nel Cinque- e Seicento, una locanda dell’Uomo Selvatico.
Le tre teste rappresentano un’eccezione iconografica per la quale non si ha una spiegazione definitiva: sono state lette come simbolo trinitario, messe in relazione con le divinità romane a custodia degli incroci, viste quale emblema di malvagità o, al contrario, di protezione.
La tradizione popolare le ha rivestire di aura magica: leggenda vuole che il Venerdì Santo sputino monete d’oro.
Coppia Selvatica
Cavalese (TN), Casa Bertelli
affresco nono decennio del XV secolo (?)
Dipinti in grandi dimensioni sulla facciata esterna dell’edificio, i due Selvatici seguono l’iconografia rinascimentale: scarsa evidenza riservata al pelo che ne ricopre i corpi, ghirlande vegetali intorno al capo e ai fianchi. Inusuale il gesto della Donna che sorregge il seno con la mano sinistra. Il gesto, legato all’allattamento, potrebbe essere un augurio di prosperità per i padroni di casa.
Uomo Selvatico con alabarda

Ossana (TN), Casa degli affreschi
affresco seconda metà del XV secolo
La cosiddetta Casa degli affreschi conserva numerosi dipinti della seconda metà del Quattrocento, dovuti in parte ai pittori Baschenis, di origine bergamasca ma molto attivi anche in Trentino, e in parte a pittori valtellinesi. L’Uomo Selvatico compare a lato di una porta di ingresso. Invece della clava o bastone, impugna un’alabarda che sottolinea la sua funzione di guardiano della casa.
Stemma con Uomo Selvatico

Teglio (SO), Palazzo Besta
affresco XVI secolo
L’immagine araldica dell’Uomo Selvatico, molto ritoccata in fase di restauro, riprende forse lo stemma della Lega delle Dieci Giurisdizioni.
Stemma con Uomo Selvatico

Bormio (SO), Piazza del Kuerc
dipinto su muro 1747
L’Uomo Selvatico compare nello stemma della Lega delle Dieci Giurisdizioni (a destra) inserito nello stemma delle Tre Leghe, stato federale nato nel 1524, comprendente la Lega Caddea, la Lega Grigia e la Lega delle Dieci Giurisdizioni.
Uomo Selvatico

Oneta (BG) “Casa di Arlecchino”
dipinto su muro XVI secolo
All’esterno della cosiddetta Casa di Arlecchino, così chiamata in quanto ritenuta dimora dell’attore rinascimentale Alberto Naselli, importante interprete delle figure di Zanni e Arlecchino, è dipinto un Uomo Selvatico accompagnato dalla scritta: "Chi no è de chortesia, non intrighi in casa mia. Se ge venes un poltron, ghe darò del mio baston", scritta che rieccheggia quella di Sacco. L’originale è stato staccato e sostituito da una copia.
Uomini Selvatici

Tirano (SO) Porta Poschiavina
dipinto su muro fine XV-XVI secolo - tratto da M. Centini, Sulle tracce dell'Uomo Selvatico, Milano 2018
Nell’intradosso della porta Poschiavina, il più importante ingresso in città ricavato nei volumi della residenza ufficiale del podestà di Tirano, erano dipinti due giganteschi Uomini Selvatici, oggi non più visibili.
Uomo Selvatico

Milano Duomo, Uomini Selvatici
Statue lapidee Fine XIV- inizio XV secolo
All’interno del Duomo, un Uomo Selvatico, in un intrico di rami e fronde, decora la chiave di volta n. 114. All’esterno, tra le guglie e i pinnacoli, compare per ben tre volte: due volte come statua singola e una come sostegno di un doccione.
Uomo Selvatico

Saluzzo (CN), Casa Vacca
affresco 1415-1420 ca.
Fa parte di un ciclo cortese raffigurante una coppia accompagnata da un musico e la caccia con il falcone. L’intensa rappresentazione dell’Uomo Selvatico si deve a un pittore gotico-internazionale, influenzato dal ciclo del vicino castello della Manta (CN).

