Nell’Umanesimo e nel Rinascimento

Nell’Umanesimo e nel Rinascimento
Dalla fine del Trecento, il Selvatico si fa più pacato, saggio dispensatore di consigli all’umanità (insegna a fare il formaggio, a conoscere le erbe selvatiche, a estrarre i minerali e altro ancora) che protegge e aiuta, mantenendo però intatto il suo privilegiato rapporto con madre natura e un distacco, fisico – vive nel bosco, nel folto della foresta, dentro grotte o negli alberi cavi – e culturale, dal caotico mondo degli uomini. Contestualmente si modifica anche la sua rappresentazione e può essere raffigurato nudo o con una leggera peluria, coperto solo da fronde ai fianchi e intorno al capo.
L’Uomo Selvatico invita al silenzio

Giovannino de’ Grassi, disegno su pergamena
ultimo decennio del XIV secolo - Bergamo, Biblioteca Angelo Mai
Il Selvatico di Giovannino de’ Grassi, esponente di spicco del gotico internazionale in Lombardia, è una figura emblematica, carica di significati.
Tutto peloso, è in piedi appoggiato ad un bastone nodoso. Invita al silenzio con l’antico gesto dell’indice della mano destra portato davanti alla bocca: nel saper fare silenzio risiede il segreto per avvicinarsi agli insegnamenti di Madre Natura. È un invito all’ascolto, alla rinuncia da parte dell’uomo al ruolo di protagonista per confluire entro un armonioso disegno universale.
Quest’opera segna simbolicamente il passaggio dall’Uomo Selvatico medievale a quello pervaso di spirito umanistico.
Uomo Selvatico come Ercole

Hans Holbein il giovane
bozzetto su carta per una vetrata 1528 ca. - Londra, British Museum
Con il recupero dell’antichità classica, tipico della cultura rinascimentale, l’Uomo Selvatico dismette le vesti del selvaggio abitatore della foresta e si trasforma in un eroe, carico di forza primigenia. Così lo raffigura Hans Holbein: non più peloso, non più deforme, dichiara la sua appartenenza al mondo naturale con le fronde che gli cingono testa e fianchi. Il corpo atletico, nel pieno del suo fulgore, rimanda ad Ercole, eroe dell’antichità.
L'Uomo Selvatico e la sua famiglia

Miniatore della Scuola di Gand e Bruges
pergamena, inizio XVI secolo - Trento, Biblioteca comunale, Ms. 1716
Nel Rinascimento si intensifica il parallelismo tra la vita dell’uomo e quella dell’Uomo Selvatico che diventa a tutti gli effetti un suo alter ego e ha una propria famiglia.
In queste immagini, tratte dal manoscritto "Officium Beate Marie Virginis", i Selvatici, in un paesaggio roccioso e semi desertico che prosegue senza soluzione di continuità quello della Fuga in Egitto della Sacra Famiglia, dipinto a piena pagina, svolgono le loro attività quotidiane: cacciano (anche un drago), allevano le pecore, si scaldano intorno al fuoco e accudiscono la prole.